Cordone ombelicale: per una scelta consapevole

_20070123_cordone_ombelicale_embrione-784001.jpgCos’è il cordone ombelicale
Il cordone ombelicale, o funicolo, è una struttura anatomica che mette in comunicazione la placenta e l’embrione. E’ costituito normalmente da due arterie, che trasportano il sangue ossigenato dalla placenta all’embrione, e da una vena, che trasporta il sangue non ossigenato alla placenta. Dopo la nascita viene reciso a circa 10 cm dal piano cutaneo del neonato, per poi seccarsi e cadere dopo alcuni giorni.
Le cellule staminali cordonali
Le cellule staminali si differenziano dalle altre in quanto non ancora differenziate, quindi non specializzate per compiere una particolare funzione all’interno dell’organismo. Hanno la capacità di riprodursi in modo illimitato, originando altre cellule staminali e precursori delle cellule specializzate dei vari tessuti ed organi.
Esistono cellule staminali totipotenti, che possono dar origine a qualsiasi tipo di cellula dell’organismo, multipotenti, che possono differenziarsi in alcuni tipi di cellula (ma non in tutti) e unipotenti, da cui origina un unico tipo cellulare.
Al momento, le maggiori potenzialità sono attribuite alle cellule staminali embrionali, presenti nella parte interna dell’embrione prima del suo impianto in utero.
Le cellule staminali adulte sono quelle deputate al mantenimento dei tessuti e all’eventuale rigenerazione. Risultano avere maggiori potenzialità di quelle attribuite loro in passato (si pensava fossero in grado di differenziarsi in un solo tipo di tessuto, quello da cui vengono prelevate), ma la loro applicazione incontra ancora parecchi limiti. Il principale utilizzo, attualmente, riguarda le cellule prelevate dal midollo osseo, in caso di malattie del sangue.
Le cellule staminali fetali, infine, sono ricavate dagli aborti. Ad esse vengono attribuite potenzialità intermedie fra le embrionali e le adulte.
Nel 1974 si è scoperto che il sangue placentare contiene cellule staminali ematopoietiche, in grado cioè di differenziarsi in cellule del sangue (globuli bianchi, globuli rossi e piastrine). Queste cellule rappresentano un valido aiuto nel caso di malattie ematologiche, come le anemie, le leucemie, i linfomi e alcune malattie del sistema immunitario. Non è ancora chiaro se le loro potenzialità siano limitate a questo ambito, infatti sono in corso numerosi studi sulle possibilità delle cellule staminali cordonali di rigenerare di altri tipi di tessuto, prevalentemente tessuto cardiaco e nervoso, ma l’applicazione pratica necessita ancora di anni di ricerca e costosi esperimenti.

Donazione eterologa
L’unico tipo di donazione attualmente possibile in Italia è quella eterologa, ovvero il sangue placentare viene conservato in strutture pubbliche ed è a disposizione di chiunque possa averne bisogno per un trapianto.
L’incidenza delle leucemie nel mondo è in costante aumento e l’Italia, tra l’altro, vanta il primo posto nell’incidenza della malattia (10-12 nuovi casi all’anno ogni 100000 abitanti).
Nel sito dell’ADISCO (Associazione Donatrici Italiane Sangue Cordone Ombelicale) vengono riportate cifre interessanti, che testimoniano quanto sia importante che le donazioni siano numerose: solo il 25% degli ammalati ha la possibilità di reperire un donatore compatibile in ambito familiare. Del restante 75%, solo il 35% riesce a reperire un donatore compatibile nei Registri Internazionali di midollo osseo. Circa la metà degli ammalati, di conseguenza, oltre a tutti coloro che non possono aspettare i tempi necessari per la donazione del midollo (circa sei mesi), possono continuare a sperare grazie alle donazioni di sangue da cordone ombelicale.
L’unico limite riguarda la quantità di sangue raccolto, che di solito è sufficiente solo per pazienti pediatrici (sotto i 50 Kg). Probabilmente sarà possibile, comunque, coltivare le cellule staminali in laboratorio, per aumentarne il numero prima del trapianto. L’altra possibilità è trapiantare due sacche allo stesso paziente.
I vantaggi del sangue placentare, rispetto al midollo osseo, sono notevoli: la maggiore rapidità nell’ottenere il campione per il trapianto, che è immediatamente disponibile, la possibilità di attenersi a una meno rigorosa compatibilità (minori possibilità di rigetto), minore rischio di trasmissione di infezioni virali.

Dove è possibile donare il cordone ombelicale

Attualmente le banche autorizzate ad effettuare la raccolta sul territorio nazionale sono 17, collegate a 206 ospedali abilitati al prelievo.
Purtroppo alcuni ospedali non permettono la donazione del cordone ombelicale per i costi relativi al trasporto. Anche negli ospedali abilitati, spesso la raccolta non avviene nelle ore notturne e nei giorni festivi, per la mancanza di personale e per l’impossibilità di trasportare il cordone entro i tempi richiesti.
Non tutte le donazioni, inoltre, vanno a buon fine: la quantità di sangue può non essere sufficiente oppure possono avvengono contaminazioni, nella fase di raccolta, che rendono il campione inadeguato.

Donazione autologa
Il termine “donazione”, in questo caso, è inappropriato: è più esatto parlare di “conservazione autologa”.
Sull’onda del risalto dato dai mass media alle recenti scoperte sulle potenzialità delle cellule staminali, si è sviluppato un vero e proprio business per la conservazione del sangue placentare in banche private, nei paesi che lo consentono (l’Italia non è fra questi).
Si ipotizza che in futuro saranno messi a punto programmi terapeutici di riparazione dei tessuti (ad esempio, del cuore, del sistema nervoso, del fegato, ecc.) con le cellule staminali cordonali e che chi avrà le proprie cellule staminali disponibili potrà curarsi più efficacemente.
I futuri genitori vengono allettati dall’idea di garantire un’opportunità di cura in più ai propri figli, una specie di assicurazione sulla vita il cui costo è mediamente di 2000 euro all’atto del deposito, più un canone annuo di 150-200 euro per la durata della conservazione (si ritiene che le cellule possano essere conservate per circa 25 anni).
Ciò che è proibito, nel nostro paese, è la gestione privata del sangue placentare. Le strutture pubbliche, invece, accolgono soltanto il sangue per donazioni eterologhe.
Esiste un’unica possibilità, in Italia, di conservare il sangue del cordone per uso autologo: la Bamco, una onlus nata nel 2004 a Mantova, che agisce nell’ambito della sanità pubblica senza costi per il SSN grazie a donazioni private e raccolte di fondi. In questo caso non c’è alcun scopo di lucro e si pagano unicamente le spese, che sono di circa 250 euro all’atto del deposito e 20 per il mantenimento annuale.

Chi può donare il sangue del cordone ombelicale

Ogni donna sana può donare il sangue del proprio cordone.
Nella procedura per la donazione eterologa, poco prima del parto la donna si sottopone ad un colloquio durante il quale da la sua disponibilità a sottoporsi a una serie di analisi (un normale prelievo per accertare l’assenza di patologia virali come l’HIV, l’epatite B e C) e firma il consenso informato alla donazione.
Se le analisi daranno esito negativo, il sangue potrà essere prelevato ed analizzato per escludere che si sia infettato nelle fasi della raccolta o che sia insufficiente per un eventuale trapianto. Il sangue viene, successivamente, tipizzato (cioè vengono raccolte le informazioni necessarie a stabilire la compatibilità col ricevente), le cellule ematopoietiche vengono selezionate e conservate in speciali contenitori a 190 °C sotto zero (crioconservazione).
Alla donna si chiede, infine, la disponibilità a sottoporsi ad un prelievo di controllo, circa sei mesi dopo il parto, in occasione del quale dovrà presentare un certificato di salute del bambino, per accertare l’assenza di situazioni patologiche che possano rappresentare una controindicazione all’utilizzo del sangue. In questo modo la sicurezza del sangue donato è garantita e l’iter della donazione concluso. I dati relativi all’unità di sangue vengono finalmente immessi in una banca dati a cui le strutture in cerca di cellule per un trapianto possono accedere.

Come avviene il prelievo
Il prelievo avviene direttamente in sala parto, subito dopo il taglio del cordone ombelicale, dalla porzione di cordone ancora attaccata alla placenta (prima che la placenta venga espulsa). Il cordone viene collegato sterilmente a una apposita sacca e il sangue viene raccolto mediante un’operazione di spremitura, senza alcun fastidio per la donna.
E’ importante che la donna sappia che in molti ospedali è richiesto di partorire in posizione ginecologica per poter donare il sangue del cordone e che spesso il cordone viene tagliato prima che smetta di pulsare, per aumentare il volume di sangue utile per la donazione. Questi comportamenti potrebbero entrare in conflitto con la volontà della donna di partorire in altre posizioni o di tenere il bambino attaccato al cordone finché questo non smette di pulsare. E’ consigliabile informarsi bene per poter effettuare una scelta consapevole.

Autologa o eterologa?
Per comprendere meglio le implicazioni di questa scelta, è opportuno fare alcune valutazioni.
Bisogna innanzitutto tenere conto del fatto che, viste le applicazioni attuali delle cellule staminali, sono fortunatamente molto basse (1/20000) le probabilità che un individuo debba far ricorso al sangue del proprio cordone ombelicale, mentre maggiori sono le donazioni e maggiori sono le possibilità che gli individui che, ad oggi, non hanno da parte il proprio sangue placentare possano curarsi.
Da un punto di vista altruistico è necessario ricordare che, se tutti iniziassero a conservare il cordone per uso autologo, le possibilità di trovare cellule compatibili per gli ammalati diminuirebbero drasticamente. Le donazioni dovrebbero, piuttosto, aumentare, in modo da fornire un campionario più vasto possibile a cui attingere.
Anche ragionando in modo egoistico, i dati effettivi dicono che finora è stato utilizzato meno del 3% del materiale presente nelle banche mondiali, per motivi di compatibilità (consentendo comunque circa 4600 trapianti): questo significa che chi ha donato il cordone per uso eterologo ha comunque più del 97% di probabilità di poter accedere alle proprie cellule staminali in caso di necessità.
La scienza, inoltre, promette di fornire altre possibili fonti di cellule staminali compatibili (sempre che le resistenze dovute a motivi etici o religiosi non impediscano l’avanzamento di questo genere di ricerche), ad esempio tramite la creazione di cellule staminali embrionali con materiale genetico identico a quello del ricevente.
Circa i possibili impieghi futuri, tra l’altro, non si sa niente sull’utilizzo di cellule crioconservate per molti anni e non si sa se e quando effettivamente saranno messi a punto protocolli di impiego in ambiti diversi da quello delle malattie ematiche.

Ti è piaciuto? Condividilo!Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterEmail this to someone