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  • Fate la nanna... con la mamma

     

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     Quando ero incinta di Sofia, la mia prima bimba, ho comperato Fate la Nanna di Eduard Estivill, su consiglio di una amica che me lo descriveva come miracoloso. L'ho letto due volte: in gravidanza e dopo il parto. Lo trovai interessante e praticabile.

    Alcune cose in effetti sono interessanti, come ad esempio il fatto che ai neonati vada insegnato a distinguere fra giorno e notte, ovvero la nanna diurna può essere fatta con la luce, con rumori, con musica, mentre la nanna notturna deve essere fatta in un ambiente silenzioso, buio. 

Lo sviluppo psicomotorio nel primo anno di vita PDF Stampa E-mail
Cucciolandia - Cuccioli: istruzioni per l\'uso
Scritto da Chiara Rizzello - Educatrice professionale   
Indice
Lo sviluppo psicomotorio nel primo anno di vita
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sviluppo.jpg Il sistema nervoso, nel primo anno di vita, si sviluppa attraverso una serie di fasi che si susseguono in modo caratteristico. Questo sviluppo è regolato da un programma genetico e da processi esterni che interagiscono con il programma genetico.

Nel neonato soltanto alcune strutture del Sistema Nervoso hanno raggiunto la loro completezza, mentre la maggior parte sono destinate a svilupparsi durante la vita extra-uterina, soprattutto nel primo anno di vita.

Da qui la famosa "plasticità cerebrale" del neonato, che ne rende il cervello modificabile, plasmabile sia per opera dell'ambiente esterno (costituito principalmente dalla madre e dalle prime figure di riferimento), sia tramite le esperienze personali.

Le tappe del primo anno di vita si susseguono con rapidità, passando dalle attività "riflesse" e "automatiche" a quelle "volontarie" e se è vero che esistono delle tabelle di riferimento delle capacità che un individuo dovrebbe raggiungere a ogni mese di sviluppo è più corretto valutare l'aderenza a queste tabelle in modo elastico, orientandosi anche con indici generali di normalità.

Esiste effettivamente una grande variabilità nei tempi e nei modi in cui un bambino raggiunge ogni tappa di sviluppo motorio e questa variabilità è determinata da tre fattori in interazione: il sistema nervoso del bambino stesso, il suo apparato muscolo-scheletrico e l'ambiente in cui il bimbo vive, che può stimolarlo e motivarlo in diverse misure.

Ogni individuo possiede modalità individuali e uniche e propri tempi di sviluppo ma deve essere visibile una vivace spinta a sperimentare, a provare, a variare gli schemi motori, la velocità, le parti del corpo coinvolte. Dev'essere presente un tentativo di rispondere all'ambiente, agli stimoli esterni, in un modo sempre più competente e variato col progredire dell'età. Si deve poter notare un interesse del bambino per ciò che accade intorno a lui, per le persone, i suoni, i volti.

L'utilizzo di modalità "stereotipate" (sempre uguali e monotone in risposta a stimoli diversi e non modificate nel corso del tempo), la mancanza di curiosità, una generale apatia, possono essere invece segnali di uno sviluppo che in qualche modo è difettivo.

Anche in questo ultimo caso, però, sebbene sia d'obbligo andare a fondo al problema e recarsi da uno specialista per un consulto e gli opportuni esami diagnostici, bisognerebbe sempre considerare che il bimbo è in evoluzione e dunque prima si riesce a diagnosticare l'eventuale problema, prima egli può recuperare il ritardo nello sviluppo, anche con un totale successo.

Ciò che infine è indispensabile ricordare è che lo stato emotivo della madre e dell'ambiente in cui il bimbo vive è l'elemento principale che ne favorisce uno sviluppo corretto sia per quanto riguarda gli aspetti emotivi che quelli propriamente neurologici per cui, nell'affrontare eventuali deficit motori, gli aspetti terapeutico-sanitari e quelli legati alla cura, al contatto, all'affettività hanno uguale peso e sono entrambi fondamentali e interrelati.

(N.d.A.: data la variabilità individuale, i riferimenti temporali che seguono sono indicativi).



Il primo mese

Alla nascita il bambino presenta alcuni automatismi, ossia azioni non volontarie ma riflesse e automatiche (vi è una traduzione pressoché immediata dello stimolo esterno in un preciso comportamento) come la prensione delle mani e dei piedi (il bimbo chiude il palmo o la pianta del piede se stimolato) e la suzione.
Queste attività si attenuano progressivamente col passare delle settimane e in concomitanza con lo sviluppo dei comportamenti volontari.

Nelle prime quattro settimane di vita il bambino mantiene una posizione flessa (non distesa) e simmetrica, le mani sono chiuse a pugno e il capo è ruotato da un lato. Il raddrizzamento della testa avviene rapidamente, nei primi dieci-quindici giorni di vita. Le capacità di modificare la propria posizione sono molto limitate. Il bambino può succhiarsi il pollice.

Il pianto è variabile e il ritmo del sonno è ultradiano (periodi di sonno di circa quattro ore intervallati da due ore di veglia, ma anche qui vi è grande variabilità) e non circadiano come nelle età successive.

Importanti indici di normalità sono: presenza di movimento di tutte le parti del corpo, capacità di reazione agli stimoli sensoriali provenienti dall'esterno e modificazione delle capacità motorie nel corso delle quattro settimane.


Secondo e terzo mese di vita

Nei due mesi successivi prosegue la distensione del corpo che contemporaneamente risulta essere meno simmetrico. Il bambino inizia a provare a controllare il capo e gradatamente vi riesce: questa competenza è importantissima perché gli permette di tenerlo sollevato, di allinearlo con un oggetto e di seguire l'oggetto stesso se questo si muove.

Una delle tappe più importanti non solo di questo bimestre ma di tutto lo sviluppo del bambino è la comparsa del sorriso relazionale.
Già dalla nascita si possono notare abbozzi o veri e propri sorrisi sul volto del neonato, ma questi primi avvengono in modo riflesso e non hanno correlazioni con ciò che accade intorno, tant'è che spesso si evidenziano durante il sonno o in momenti in cui il bimbo ha poppato ed è quindi più rilassato.
Il sorriso relazionale è invece il primo tentativo riuscito di mettersi in contatto empatico con l'ambiente e più precisamente con il volto materno.
A quest'età le funzioni visive non sono ancora complete e il neonato riesce a distinguere nitidamente un volto che gli si presenti a qualche decina di centimetri e non di più.
Sempre a quest'età il mondo cambia da bianco e nero e si presenta a colori e tutte queste caratteristiche nella capacità di vedere e di muoversi, insieme allo stretto rapporto che si sta instaurando con la figura materna che gli si presenta più volte al giorno e in sua prossimità per nutrirlo, fanno sì che il volto umano sia la prima configurazione organizzata che egli riconosca e a cui sorrida.
Il sorriso gli permette di stabilire una relazione a doppio senso, perché risponde egli stesso al sorriso materno e contemporaneamente lo provoca con il suo, vedendone l'effetto immediato sulla madre.
Questo rispecchiarsi dell'uno nell'altra costituirà una delle basi del futuro riconoscimento delle proprie e altrui emozioni.


Quarto e quinto mese

La competenza motoria principale che il bambino solitamente acquista in questo periodo è la capacità di sostenere da solo il capo in modo sicuro, di sollevarlo e di allinearlo e disallinearlo con gli oggetti per inseguirne il movimento.
Parallelamente va affinandosi la visione binoculare che gli consentirà, alla fine del periodo, di mettere correttamente a fuoco oggetti e persone in movimento.
Se messo sdraiato supino, è in grado di aprire e chiudere le mani, di portarle al centro del campo visivo e di osservarsele: questa è una capacità molto importante perché segna l'inizio della coordinazione oculo-manuale e della coordinazione mano-mano.
Se messo disteso a pancia in giù, cerca di sollevarsi sugli avambracci e di tenere il capo sollevato, ruotandolo per esplorare l'ambiente circostante.
Gradualmente il bambino inizia ad afferrare gli oggetti che gli sono offerti e può portarseli alla bocca.
In posizione prona (a pancia in giù) si assiste ai primi tentativi di trasferire il peso su un lato per poter liberare un braccio in modo da afferrare gi oggetti poco distanti.

Importanti indici di normalità di questo periodo sono: capo sollevato, interesse per gli oggetti, interesse per le proprie mani, tonicità corporea e muscolare, reattività nei confronti del volto umano e reattività nei confronti della voce umana con tentativi di inseguimento di volti e oggetti nello spazio.



Sesto e ottavo mese

A sei mesi l'obiettivo motorio principale diventa la posizione seduta, che viene di solito raggiunta entro l'ottavo mese attraverso una serie di fasi di approssimazione successiva: dapprima il bambino riesce a stare seduto se appoggiato, con una lieve incurvatura della spina dorsale e sostenuto dall'appoggio delle mani.
In questo modo le mani non sono libere per poter afferrare e raggiungere oggetti e persone, per cui il bimbo è motivato a liberarne dapprima una e poi entrambe. È necessario che, in ciascuna posizione raggiunta, il bimbo riesca a liberare le mani, che sono lo strumento privilegiato per esplorare l'ambiente: la mano diventa strumento di conoscenza. Il bimbo afferra prima "a rastrello" (senza opposizione del pollice) e poi "a pinza" (con opposizione del pollice) solo verso il decimo mese.
Quando riesce in questo obiettivo, passa lunghi periodi a studiare gli oggetti che manipola, a passarli da una mano all'altra e a scagliarli a terra, lontano da sé per poi desiderarli nuovamente.
Sempre in questo periodo egli impara a distinguere non solo il volto materno ma anche quello paterno e delle persone familiari e cerca di attirare l'attenzione degli adulti con i mezzi a sua disposizione: urla, pianto, primi tentativi di lallazione in risposta alla voce umana.
Un bambino di otto mesi è tonico, interessato all'ambiente e alle persone, sa porsi in relazione in maniera rudimentale ma continua, reagisce a suoni, voci. In posizione seduta è eretto e manipola gli oggetti. Dimostra inoltre preferenze per alcuni oggetti rispetto ad altri.


Nono e decimo mese

I tentativi di trasferire il carico da un lato all'altro del corpo agevolano la capacità di muoversi in modo autonomo se posto in terra. Le modalità di spostamento sono le più variegate: alcuni bambini strisciano proni (a pancia in giù), altri da seduti si muovono spostando le gambe e strisciando i glutei a terra, altri rotolano. Ma la posizione più classica di questo periodo è quella quadrupedica: il bimbo "gattona" e si sposta anche molto velocemente nell'ambiente.
Non tutti i bimbi amano gattonare, però: alcuni passano dalla posizione statica seduta a quella statica in piedi, appoggiando gli arti superiori a un supporto e sollevandosi. Da questa posizione è possibile iniziare a "bordeggiare" ovvero a camminare appoggiando le mani e spostandole progressivamente. Con la posizione quadrupedica e ancor più con quella eretta si sviluppano le competenze legate all'equilibrio e alla coordinazione nella marcia.
Riuscendo a spostarsi e soprattutto con la prospettiva eretta, il bambino acquista una nuova rappresentazione mentale dello spazio che lo circonda e di se stesso nello spazio.

Un altro importante traguardo del periodo è la comparsa della gestualità "semantica" e l'espressione più comune è il "ciao" con la manina. Il bambino utilizza le mani per esprimere un significato e questo è il primo tentativo di comunicazione consapevole e simile al linguaggio verbale.


Alle soglie dell'anno

Una volta che il bambino riesce a stare in piedi da solo, può utilizzare gli arti superiori per esplorare l'ambiente e afferrare gli oggetti circostanti.
La prima marcia autonoma è caratterizzata inizialmente da una posizione caratteristica, con tronco "antiflesso" (flesso all'indietro), arti superiori in avanti, gomiti piegati e mani aperte. Per questa sua caratteristica è chiamata "Cammino a guardia alta".
Per mantenere l'equilibrio precario alcuni bambini camminano molto velocemente, altri invece scelgono l'estrema lentezza.
Verso i dodici mesi si può assistere ai primi tentativi di autonomia d'azione quotidiana: il bambino prova a bere e a mangiare da solo, collabora quando lo vestono, manipola i suoi giochi in modo corretto e li ruota per osservarli.
Usa in modo indifferente l'una o l'altra mano ma in alcuni casi può già mostrare la preferenza per una delle due.
A dodici mesi si struttura la visione "stereoscopica" con la percezione della profondità e stima della distanza, che gli è utile sia nella marcia che per raggiungere gli oggetti.
Sempre a quest'età avviene il riconoscimento del primo nome e con esso il bambino entra nell'affascinante mondo della comunicazione verbale simbolica: il linguaggio umano.


Conclusioni

A conclusione di questo breve excursus sullo sviluppo psicomotorio nel primo anno di vita del bambino, è utile ricordare i principali indici di normalità nello sviluppo:
 
  • Il passaggio da un attività "riflessa" a una attività "automatica" prima e "volontaria" poi.
  • Viene acquisita una sempre maggior capacità di dilazionare la risposta a un certo stimolo ambientale (mentre nell'attività riflessa e automatica la risposta segue immediatamente lo stimolo, nell'attività volontaria può esserci una risposta anche molto dopo la comparsa dello stimolo che l'ha provocata).
  • Viene acquisita in misura sempre maggiore la capacità di adeguare selettivamente il tipo di risposta al tipo di stimolo e a una gamma di stimoli diversi.
  • La scelta della risposta e la scelta della sua effettuazione sono sempre più subordinate a condizioni soggettive interne o ambientali.
  • Il bambino risulta adattabile, ricco di alternative e di comportamenti differenti.

Sebbene esista forte variabilità di tempi e modi e ciascun bambino presenti modalità proprie legate anche alla personalità individuale, deve essere evidente o evidenziabile in ciascuno una forte spinta all'azione e alla risposta, un interesse agli oggetti, alle persone, all'ambiente e tentativi di sperimentare in autonomia.



Bibliografia
Maurizio De Negri, Neuropsicopatologia dello sviluppo, ed. Piccin, Padova, 1999.

 

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