Pianetadonna

  • Fate la nanna... con la mamma

     

    Image

     Quando ero incinta di Sofia, la mia prima bimba, ho comperato Fate la Nanna di Eduard Estivill, su consiglio di una amica che me lo descriveva come miracoloso. L'ho letto due volte: in gravidanza e dopo il parto. Lo trovai interessante e praticabile.

    Alcune cose in effetti sono interessanti, come ad esempio il fatto che ai neonati vada insegnato a distinguere fra giorno e notte, ovvero la nanna diurna può essere fatta con la luce, con rumori, con musica, mentre la nanna notturna deve essere fatta in un ambiente silenzioso, buio. 

È possibile viziare un neonato? PDF Stampa E-mail
Cucciolandia - Cuccioli: istruzioni per l\'uso
Scritto da Chiara Rizzello - Educatrice professionale   
967260_86977584.jpgLorenzo è nato esigente e affamato. Affamato di latte, di contatto, di stimoli e di me. Da quando è uscito dalla pancia, non ha fatto altro che attaccarsi al seno 10-12 volte al giorno e a voler stare in braccio o con me nel lettone, così come - quando si usciva - resisteva malvolentieri in carrozzina e richiedeva a gran voce di tornare tra le mie braccia. Per me è sempre stato normale assecondarlo nelle sue richieste, avevo in me come un istinto a rispondere ai suoi bisogni, a essere per lui in tutto e per tutto, 24 ore su 24, e non mi sono mai chiesta se lo stavo viziando, finché non arrivarono prontamente i pareri e le interferenze di alcune persone a me vicine, donne e mamme di figli ormai cresciuti.

"Perché lo vizi?".
"Se lo tiri su ogni volta, lo abitui male".
"Non bisognerebbe allattarlo più di 6 volte al giono".
"Sei ancora lì che lo ninni?".
"Perché non provi a farlo piangere, la notte, finché non si addormenta?".

Queste frasi, apparentemente assurde a una lettura razionale, in me, giovane mamma alla prima esperienza avrebbero potuto avere un effetto molto negativo: farmi sentire inadeguata e pensare che la personalità esigente di Lorenzo fosse effetto dei miei comportamenti sbagliati.
Non mi sono fatta condizionare e sono felice e fiera di aver scelto questa strada, e alla fine di questa e delle tante esperienze simili alla mia mi chiedo:
"È possibile viziare un neonato?".
________

In realtà è impossibile viziare un neonato, ma sono moltissimi i genitori che temono di poterlo fare, vittime non solo delle proprie paure ma anche di una certa corrente d'opinione cui hanno aderito tante nonne, zie, cugine ma ancor più dilagante tra le vicine di casa ottantenni, le amiche senza figli e le colleghe invidiose.

Questi luoghi comuni sostengono appunto che con i neonati bisognerebbe essere severi e rigidi e non dar loro i cosiddetti "vizi", che consisterebbero ad esempio:

  • nel prenderli in braccio quando piangono
  • nel cullarli per farli dormire
  • nell'allattarli a richiesta
  • nel giocare con loro e stimolarli ogni volta che si annoiano

In realtà questi comportamenti di risposta ai "bisogni base" del neonato - fame, sonno, contatto, relazione - non possono essere causa di vizio ma corrispondono piuttosto, e in modo puntuale e adeguato, alle attese del bambino.

Già, perché un bimbo appena nato ha delle attese, che se vengono soddisfatte lo rendono sicuro non solo del fatto che "qui c'è qualcuno sempre pronto per me", ma anche che "sono sicuro che non sarò mai abbandonato" e "sono efficace nel chiedere ciò di cui necessito".

Piangere e voler stare in braccio sono comportamenti corretti per l'età, fortemente adattivi e sono proprio i comportamenti grazie a cui il nuovo essere si garantisce la sopravvivenza. La genetica stessa ci ha programmato in questo modo, con tutte le caratteristiche per ingenerare nell'adulto delle risposte di cura e attenzione.

Un neonato lasciato a se stesso, lasciato piangere, lasciato solo troppo a lungo, smetterà sì di piangere ma per la sfiducia nel mondo e nelle persone: avrà rinunciato a esprimere i propri bisogni e a sperare nella soddisfazione delle proprie esigenze.

Un bambino soddisfatto, al contrario, sarà un bambino maggiormente disposto ad abbandonare comportamenti meno evoluti e a crescere, proprio perché ha trovato risposte congruenti nell'ambiente circostante e ha quindi superato nel modo corretto le tappe evolutive.

Non bisogna preoccuparsi, nei primi mesi di vita, delle eventuali abitudini che il bimbo potrà avere negli anni successivi - non dipendono da questo - ma offriamo invece una buona partenza, una base sicura di attaccamento, alimentiamo la fiducia negli altri e dunque in se stesso del neonato.

Con la crescita i suoi bisogni non saranno così urgenti e percepiti in modo così assoluto e pervasivo e allora, solo allora, sarà il momento di insegnargli ad aspettare sempre e solo quel tanto che potrà aspettare per l'età che ha.
In ogni caso, sarà l'adulto e non il bambino ad adattare i tempi di risposta alle capacità di attesa e di richiesta del neonato e mai il contrario.

Non esiste un periodo uguale per tutti, non esistono tabelle esatte, non esistono limiti di attesa. Il bambino crescerà: e soltanto allora, e per il passo di crescita che ha fatto, dovremo cambiare.

Cresciamo con loro, accompagnandoli nello sviluppo, diamo assecondando i loro bisogni, accompagnandoli mano nella mano. Diventeranno adulti sicuri di se stessi e di chi li circonda e non persone incerte e dipendenti dagli altri.

Allora... "viziamoli".

Comments:


 

Cerca nel sito

Around NoiMamme

150X80

Newsletter

Cancellati
Iscriviti

NoiMamme




buy cigarettes online buy cigarettes online cheap buy cigarettes online usa