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  • Fate la nanna... con la mamma

     

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     Quando ero incinta di Sofia, la mia prima bimba, ho comperato Fate la Nanna di Eduard Estivill, su consiglio di una amica che me lo descriveva come miracoloso. L'ho letto due volte: in gravidanza e dopo il parto. Lo trovai interessante e praticabile.

    Alcune cose in effetti sono interessanti, come ad esempio il fatto che ai neonati vada insegnato a distinguere fra giorno e notte, ovvero la nanna diurna può essere fatta con la luce, con rumori, con musica, mentre la nanna notturna deve essere fatta in un ambiente silenzioso, buio. 

27 aprile 2009 PDF Stampa E-mail
Blog - Cronache dall\'abruzzo
Scritto da Raffaella Di Girolamo   

Va meglio... Sono due giorni che non "sentiamo" niente.
Ora spero solo che la direttrice si decida a riaprire le scuole,
poveri bambini...

Una notte stavo vedendo Mtv e c'era una canzone carina,
ma io non so l'inglese e quindi mi ha molto colpita il video.
C'erano loro due innamorati, poi lui va in guerra, lei lo tradisce,
lui muore... lei lo ricorda...
Io non so se è stata solo la scusa per aprire le fontanelle, ma ho iniziato a piangere disperata.
Io rivoglio Matteo.
Rivoglio la nostra intimità, voglio il tempo per pensare a lui.
Questo terremoto me l'ha portato via.
Io non riesco a pensare a due cose alla volta
e, dal 6 aprile, non ho più pensato a lui, ma solo alla nostra sopravvivenza.

Poi c'è un'altra cosa, un po' inquietante a dire il vero.
Nei tre-quattro giorni successivi al terremoto, in negozio c'erano davvero le ragnatele.
In otto anni era la prima volta che Matteo si metteva sulla porta al sole.
Io gli dissi: "La psiche umana è strana, vedrai che appena passerà
la grande paura, passerà anche la crisi economica, la gente avrà voglia di godersi la vita e si butterà nelle spese più sfiziose."
Da una settimana il negozio è tornato come prima della crisi.

E poi... sempre dei giorni di panico, mi misi a pensare all'ultima volta che provai quella paura di andare in giro, di condurre una vita normale... e mi rivenne in mente la Sars.
E pensai, mi vergogno, ma lo pensai: "Ci vorrebbe qualcosa del genere a distrarci dal terremoto".

Ecco... è arrivata la pandemia.
Già pensavo poco prima, ho deciso di non pensare più.

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