Al termine del viaggio


pancioneG7 marzo 2004
Ciao piccolina… Mi senti? Sono io, la tua mamma. Beh! Questo nostro viaggio insieme sta per finire, fra poco ti abbraccerò, sentirò il tuo profumo. Prenderò in mano i tuoi piedini e guarderò che faccetta da birbante hai.
Benedetta. Lo sai che ti chiami così vero? Lo abbiamo deciso insieme con papà, tuo fratello e le tue sorelle… era una giornata di settembre, eravamo in auto (la tua prima vacanza in Sardegna) e tu eri ancora così piccina nella pancia di mamma. Papà diceva tanti nomi a caso e i tuoi fratelli ridevano e poi è venuto fuori Benedetta, così, per magia. È piaciuto a tutti.

E il tuo esserino si è sposato a questo nome.
Sono stati mesi di gioco, di coccole, di intimità ma anche di paure e di ansie. Mi sentivo una mamma un po’ vecchiotta e soprattutto sentivo il timore che tua sorella potesse soffrirne. Parlo di Micol, lo sai. Lei era la più piccola, è stata per nove anni il cucciolo di casa; e ora tu, piccola spodestatrice…
L’idea del cesareo poi non mi piaceva molto. Pensavo non fossi pronta.
Il dottore ha detto che la tua data di nascita poteva essere intorno al 18 marzo e che quindi era conveniente fissare l’intervento verso l’8. Abbiamo riso sul fatto che l’8 è la festa della donna. Dentro di me, uno strano groppo… sarà pronta la mia bambina?
Ti ricordi quante volte te l’ho chiesto? Quanto ti ho spiegato il perché di questa scelta di anticipare i tempi?
Amore mio… ho le guance bagnate e non so perché. Aspetto la mattina guardando fuori dalle grandi finestre del reparto di ostetricia di Lavagna. C’è un cielo di un blu intenso.
Sono da poco passate le 4 del 7 marzo. Hai rotto il sacco due ore fa. Mi hai detto che sei pronta a nascere… e io sono qui ad aspettarti e a godermi ancora queste ore speciali di noi due.
Dicono che con il sacco rotto i bimbi si muovono meno, ma tu ti fai sentire.
Ho una mano su quella che penso sia la tua schiena. Ti immagino…

Sei nata. Hai una faccetta buffa e occhi da cinese. Ti amo come ti ho amato prima e come ti amerò poi. Per quello che sei. Così, semplicemente.

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