L’interrogazione


cattedraSono una professoressa vecchio stampo, o almeno così mi piace pensare, nonostante la mia giovane età. Ho 30 anni (più qualcuno).

Oggi interrogo.
I ragazzi sanno che interrogo: il martedì è giorno fisso di verifica.
Sorrido, li guardo mentre casualmente cadono penne dal banco, uno rovista nello zaino alla ricerca di un non-so-che, una guarda fuori dalla finestra. A qualcuno scappa la pipì proprio esattamente in questo momento, ma io sono quella che non manda in bagno, quindi nulla da fare, la scusa non regge.

In realtà tutti sanno che ho deciso tutto prima, i nomi dei predestinati sono scritti nero su bianco sulla mia agenda. Oggi tocca a Marty. Cresta alta che sfida la gravità, gomma da masticare centrifugata in bocca, occhietti vispi e sorridenti: sembra pronto.

Sorriso smagliante fino alla mia prima domanda, che del resto è sempre la solita: “Puoi tirarti su i pantaloni per piacere? E già che ci sei, sputare la gomma”. Incredibile come ogni volta siano impreparati a questo inizio. Eppure è sempre lo stesso, ormai mi tedio da sola nel dirlo.

L’abbigliamento adolescenziale è sempre un mistero. Sono sicura che ai tempi nostri i professori si stupissero di come fossimo vestiti noi. Ma a dirla tutta, nessuno di noi si immaginava di uscire interrogato in mutande.
Sì, perché ormai siamo fortunati, noi professori, se non vediamo spuntare dei peli pubici, visto quanto basse sono le vite basse odierne. Vedere l’elastico dei boxer è cosa normale, e spesso anche di più.
Passato il primo istinto di riderci sopra (ma nove adolescenti su dieci non sono né ironici né autoironici), uno si chiede cosa li spinga a presentarsi così.
La risposta che mi sono data è: nulla. Sono semplicemente così, senza secondi pensieri. E così le vite basse si sono abbassate sempre più, tanto da mostrare quasi i quadricipiti.

Ma torniamo all’interrogazione.
Alla prima domanda, la spavalderia iniziale lascia il posto a uno sguardo interrogativo: gli occhi di Marty mi stanno chiedendo dove-cavolo-sono-queste-cose-sul-libro. Mai sentite prima. Dal metro e settanta di altezza, si sta ritirando e ora mi appare alto un metro e cinquanta.
Mi sa che l’ho beccato impreparato. Una nuvola di mani alzate in classe – ma non sapete più essere solidali con uno che soffre? – che vuole darmi la risposta, le mani di Gabri ed Elle (d’ora in poi Gabrielle, visto che difficilmente arrivano disgiunte) sempre più in alto.

Mando Marty a posto, sono vecchio stampo ma sono anche una mamma, e quindi il 3 lo metto ma a matita, la prossima volta vedremo cosa farcene.

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