Ex frugoletti crescono


teenagersCerti giorni li vediamo di sfuggita solo quando escono dalla camera dopo i compiti e prendono la sacca per andare in palestra, ma nei minuti che riusciamo a trascorrere insieme, qualche volta dovremmo sorvolare sulle solite domande: “Come è andata la verifica? In palestra tutto bene? Hai fatto merenda? Tutto a posto con i compiti per domani?” e parlare di altro. Spaziare dalla politica alla cronaca, da un fatto di famiglia alla lavatrice che non funziona bene, dai saldi iniziati alla cantante che si è suicidata in America. 

Chiediamo la loro opinione e cerchiamo di capire come percepiscono certi accadimenti. Non dobbiamo spaventarli, ma neanche illuderli che droga, violenza, povertà, pedofilia, furti, solitudine e raggiri siano cose che si possono trovare solo nei telegiornali, lontani dalla nostra vita.

Non facciamo finta che a loro non potrà succedere mai niente, solo perché sono nostri figli e ci danno ancora il bacio della buonanotte. Non li mettiamo in guardia soltanto perché non diventino vittime di bullismo, violenze, ingiustizie… ma ragioniamo tenendo presente l’ipotesi che proprio i nostri ex frugoletti “teneri e coccolosi”, nonostante il nostro amore, le nostre attenzioni e il nostro impegno, potrebbero stare dall’altra parte: quella dei KATTIVI
Non insegniamo loro ad etichettare ed additare. Così non ne usciamo cari amici. 

Non possiamo tenerli lontani dal mondo per 15 anni e poi sperare che sappiano cavarsela in ogni situazione. Non possiamo cambiare canale o minimizzare, quando il telegiornale dà una notizia sconvolgente e poi domandarci come mai non vengano da noi a chiedere aiuto, quando si trovano in guai più grandi di loro. 
Non recitiamo la parte dei genitori perfetti, altrimenti loro reciteranno quella dei figli perfetti. Ma voi, quando eravate (ancora più) giovani, non le avete fatte le cavolate? Io sì, tantissime. Sono stata fortunata ad uscirne incolume, ma avrei potuto non esserlo. 

Si sbaglia per tanti motivi. Ma se avessimo la fortuna di avere qualcuno vicino che, invece giudicarci, ci dica: “Ma che cavolo stai facendo?”, che andasse oltre al nostro: “Fatti i fatti tuoi!”, che non credesse ai pettegolezzi (il pettegolezzo è una catena di S. Antonio: l’unico modo per fermarlo è non crederci), che capisse che c’è sempre un perché alle cose, che ci aiutasse a pensare quando ci sciopera il cervello… Se avessimo la fortuna di avere vicino qualcuno così, potremmo venirne fuori. 

Io sarei fiera se, anche solo per una volta, almeno uno dei miei figli avesse il ruolo del Vero Amico. Non insegniamo loro a guardare senza intervenire, a gioire delle disgrazie altrui, a non dare un’altra possibilità, a essere amici solo nel divertimento e quando tutto va bene.

I nostri figli sono meno fortunati di noi… forse proprio perché la nostra generazione si è rivelata una pessima genitrice.
Conoscono prima il sesso e poi l’amore, prima i nomi degli stilisti e poi quelli dei fiumi d’Italia, prima il profumo del Didò e poi quello della terra bagnata di pioggia; premono fin dai primi mesi di vita pulsanti di plastica per ascoltare parole che noi siamo troppo stanchi per pronunciare.
Trovano ogni risposta sui motori di ricerca: ogni risposta ed ogni immagine. 
Non possiamo più essere bigotti. Non ce lo possiamo permettere. Non possiamo farci sentire dare delle “poco di buono” a ragazze quasi nude, ma chiediamoci insieme a loro perché sentono il bisogno di conciarsi così. Immaginiamocele con un jeans ed un top, con meno trucco e labbra sgonfie… diventerebbero uguali alle nostre figlie. Sono le nostre figlie. 
E nostri figli sono i ragazzi che violentano, che sfruttano e che fanno credere loro che siano più belle così conciate.

Credo che solo se ci ficchiamo in testa questa idea, possiamo tentare di fare qualcosa. Gli altri siamo noi. Non credete ai ragazzi che credono a Babbo Natale. Cominciamo a dirci la verità. Cominciamo a trattare i nostri figli come persone e non come vestiti buoni riposti nei cassetti.
Non è semplice. Mio figlio scappa quando provo a parlargli di “ragazzi e ragazze”, di “rispettarsi e rispettare”, di “tentazioni ed errori”. Si imbarazza. Gli dico che anche io mi vergogno in quel momento… ma che insieme dobbiamo scafarci e parlare seriamente di queste cose… visto che fuori casa e su internet troverà tutta l’altra parte del discorso. Quella goliardica, che fa arrossire e divertire, ma che confonde anche tanto le idee.

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