Potevo rimanere offesa


46404486 5501b59dff_qOggi, visto che Lisa, 8 anni, non ci avrebbe allietato della sua gentil presenza al desco diurno, ho deciso di fare la pasta con i broccoli bella piccante come piace a me. Avrei dovuto avvertire il segno del cattivo presagio quando ho pensato: “Corbezzoli: accogliere i miei cari in questa puzza di broccoli non è ROCK!”.

Poi è successo il guaio.
Prendo i peperoncini che mi ha regalato la mia amica Giovanna e cantando “♫Me li ha dati la Giovanna, me li ha dati la Giovanna!♫”, scelgo il più bello, il più rosso, il più succoso e invitante (proprio come la mela che scelse Biancaneve). Lo affetto in una padella in cui avevo versato dell’olio EVO, metto anche uno spicchio d’aglio e faccio soffriggere il tutto.
Nel mentre cedo alla tentazione e addento il pezzettino di peperoncino rimasto attaccato intorno al picciolo.

 

Il modo di dire “avere un diavolo per capello” è una fesseria.
“Avere un diavolo per papilla gustativa” invece è possibile.
*Tosse convulsa, lacrime, mocci vari, brividi della morte, pelle d’oca, peli di capra…
IL LATTE!!! Giovanna mi aveva detto che il latte era l’unico rimedio!
Il mio regno per del latte!

Ma finito di bere il mezzo litro a mia disposizione, di nuovo la sensazione che qualcuno mi stia strozzando dall’interno ha il sopravvento. Cambio stanza, mi affaccio alla finestra e, dopo 10 minuti di *(rileggi sopra, da “Tosse” a “capra”) va un po’ meglio.

Torno in cucina e… il soffritto è diventato fritto bruciato e sprigiona una nube tossica. Spengo il fornello, spalanco le finestre, vado sul balcone a morire un po’ e mi rifugio di nuovo nell’altra stanza. Ad un tratto sento (per chi segue Colorado: dovete leggere quanto segue con la voce con cui Pintus imita il suo cricetino): “Etcì-etcì-cciì-ccì-ccì!”.
Mio Dio, Milly! La mia topaaa! Corro da lei e la porto in salvo sul balcone.

Ora arriva il punto in cui mi darete della cazzara, ma vi giuro che sono passate tre ragazze sotto casa e si sono messe a tossire, dicendo; “Ma che c…o è?”.
Intanto, tossendo e bevendo latte, finisco di cucinare la pietanza programmata. La finestra è sempre aperta, con Milly a respirare aria sana, quando odo un “Etcì’!” familiare.
Mio marito apre la porta, io lo raggiungo sulle scale e gli dico:
“Mi amerai ugualmente?”
“Oddio, che hai fatto?”
“Dimmi che niente cambierà tra di noi!”
“Ma cosa cough…cough…etcì…aiut! Ma cos’è?”
“PEPERONCINO!”
“Oddio!”

Apparecchiamo, impiattiamo, io mangio serena (evidentemente, ormai, la mia lingua è desensibilizzata per sempre) e Matteo si fa un panino.
Davide sta tornando da scuola.
Io: “Facciamogli uno scherzo, comportiamoci come se nulla fosse accaduto.”
Davide: “Scusate il ritard..cough…cough…etcì!”
Io: “Ti sei ammalato! Lo sapevo! Non metti mai la giacca! Dì pure addio alla gita!”
Davide: “Cough…cough..ma che cazz…”

A quel punto abbiamo confessato. Lui ha provato a fare il macho calabro incallito, ma ha dovuto arrendersi come il padre al panino con salame.
Io ho mangiato. Ho mangiato tanto. Un piatto e mezzo di pasta. Tutto sommato sto bene. Ho il fuego dentro, ma sto bene.
Nel mezzo del cammin della mia vita ho attraversato l’Inferno ed ho portato con me mio marito, mio figlio e la mia topa.

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