Febbraio 2008 – Prologo


meltinpot.jpgHo sempre saputo che avrei voluto dei figli, una famiglia, 
e ho anche sempre pensato che i miei bambini sarebbero arrivati in modi diversi, da parti diverse del mondo….
Quando ho conosciuto Jose, in uno dei primissimi incontri scopro sorpresa che tra le tante cose che incredibilmente ci accomunano c’è anche questa, un progetto di famiglia "mista"….

Poi la convivenza, il matrimonio, la prima bimba. 
L’idea dell’adozione era sempre lì, sullo sfondo, e ogni tanto faceva capolino nei discorsi, nei progetti per il futuro, in modo un po’ astratto.
Prima che Anna nascesse non sapevo nulla di bambini, e pensando all’adozione pensavo esclusivamente a un bambino di pochi mesi. 
Un bimbo di un anno mi sembrava già grandissimo!
Poi Anna è cresciuta, e quest’altro bimbo immaginario è cresciuto con lei… 
un anno, due, tre… ora lei ne ha otto, e i bambini di sei anni mi sembrano piccolissimi… 

Le lunghe mattinate di riposo forzato della seconda gravidanza le ho passate a discutere di movimenti fetali, neonati, allattamento e rigurgiti su un forum, 
e di documenti, colloqui con psicologi, abbandono e istituzionalizzazione su un altro forum.

Quando è nato Daniel, durante i momenti più dolorosi del parto, tra un’imprecazione e l’altra balenava confortante la certezza che questa sarebbe stata l’ultima volta, che il mio prossimo figlio sarebbe arrivato in un altro modo, con un dolore diverso.
Quando Daniel ha compiuto due anni, il primo pensiero della giornata è stato per lui, per il futuro fratellino: il nostro tribunale impone rigorosamente un minimo di due anni di differenza rispetto al fratello maggiore, quindi questo compleanno era anche la data di inizio della possibilità: a partire da oggi il mio bimbo più piccolo potrebbe nascere in qualsiasi momento…

Per tre anni ci abbiamo pensato e ripensato, abbiamo letto libri e articoli, abbiamo seguito corsi e incontri, e varie volte siamo stati lì lì per iniziare, 
ma ogni volta sono spuntati dubbi nuovi, o la stanchezza ha preso il sopravvento, o si è fatto più forte il timore di non reggere la burocrazia e l’invasività degli incontri con psicologi e assistenti sociali, oppure quando io mi sentivo pronta Jose non lo era, e quando lui si sentiva pronto ero io ad avere dei dubbi, e ogni volta abbiamo rimandato.

Ora invece mi sento stranamente e finalmente serena. 
Forse è davvero il momento giusto. 
Forse è solo che Anna e Daniel in questo ultimo mese hanno avuto entrambi uno scatto di "crescita emotiva" e sono molto più gestibili, sia insieme che separatamente. 
Non lo so… so solo che tutti i dubbi che ciclicamente mi hanno tenuta sveglia la notte sono scomparsi…. 
Mi sento pronta per iniziare davvero.

Le informazioni le abbiamo tutte da un pezzo, i moduli anche, 
dobbiamo solo preparare i documenti.
Il nostro tribunale non è molto esigente: certificato di buona salute psicofisica redatto a scelta dal medico curante o dal medico dell’ASL, esami del sangue (HIV, epatite e sifilide), esame della Tbc e "consenso" dei nonni, una letterina in cui dichiarano di essere a conoscenza delle nostre intenzioni e di essere favorevoli, corredata di fotocopia della carta d’identità. 
Per tutto il resto bastano le autocertificazioni.

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