6 gennaio 2008 – Sto impazzendo…


…cercando di capire che ente potrebbe fare per noi!In tutti i forum di adozioni leggevo che una delle cose più difficili è proprio la scelta dell’ente, ma pensavo fossero esagerazioni…
Invece no! È tutto assolutamente vero!

Uno è troppo pieno e non fa neanche incontri di “conoscenza generica”
Uno non prende coppie che hanno già bambini in età prescolare
Uno è stato sospeso d’ufficio perché aveva preso più coppie di quante fosse in grado di gestire
Uno ha incontri che vanno prenotati telematicamente a partire dalle 00:01 del giorno stabilito (con scatto da mouse olimpionico perché nel giro di cinque minuti – si vocifera in giro per la rete – tutti i posti previsti per i successivi QUATTRO MESI vanno esauriti)
Uno propone al momento un primo incontro informale solo dopo le vacanze estive (!!)
Uno non accetta di incontrare nessuno che non abbia già in mano ildecreto (e dopo immagino daranno appuntamenti a sei mesi pure loro)
Un altro non lascia assolutamente scegliere il paese verso cui indirizzarsi (e noi invece vorremmo scegliere il continente a cui siamo già legati)
Eccetera, eccetera, eccetera…

PS tecnico: l’ente (“ente autorizzato”) è l’organizzazione che nell’ambito dell’adozione internazionale deve, in base a quanto previsto dalla legge italiana, fare da tramite tra la coppia e il paese straniero.
In pratica quando la coppia, dopo aver completato i colloqui con i servizi sociali, riceve un parere positivo del tribunale (“decreto di idoneità”) ha un anno di tempo per conferire un incarico (“mandato”) a uno degli enti autorizzati dalla Commissione Adozioni Internazionali che dovrà consegnare la documentazione a un tribunale di un paese straniero e seguire l’avanzamento dell’iter, facendo da tramite tra l’autorità straniera e gli aspiranti genitori adottivi.

Dal 2000, con l’entrata in vigore della legge 476/98, non sono più possibili in Italia le adozioni “fai-da-te”, in cui la coppia si muoveva autonomamente per cercare un intermediario (un avvocato, un missionario, un’associazione di volontariato, un conoscente sul posto) e portava a termine l’adozione direttamente nel tribunale straniero.

L’idea sottostante la legge è sicuramente buona, una maggiore regolamentazione rende indubbiamente più difficile mettere in atto comportamenti illegali, a tutela delle coppie e, soprattutto, dei bambini (istruttiva, al riguardo, la visione di Holy Lola, un film di Bertrand Tavernier che racconta un’adozione fai-da-te in Cambogia, da parte di una coppia francese).

Però è indubbio anche che qualcosa nel sistema non funziona.
Sono già due-tre anni che gli enti sono “pieni”, quasi tutti hanno liste d’attesa lunghe o lunghissime, alcuni sono, se non ufficialmente,ufficiosamente chiusi e non accettano nuovi incarichi, altri sono poco trasparenti, ogni tanto qualcuno viene sospeso dalla CAI perché il numero di incarichi presi è assolutamente eccessivo rispetto alle capacità di “smaltimento”.

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