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  • Fate la nanna... con la mamma

     

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     Quando ero incinta di Sofia, la mia prima bimba, ho comperato Fate la Nanna di Eduard Estivill, su consiglio di una amica che me lo descriveva come miracoloso. L'ho letto due volte: in gravidanza e dopo il parto. Lo trovai interessante e praticabile.

    Alcune cose in effetti sono interessanti, come ad esempio il fatto che ai neonati vada insegnato a distinguere fra giorno e notte, ovvero la nanna diurna può essere fatta con la luce, con rumori, con musica, mentre la nanna notturna deve essere fatta in un ambiente silenzioso, buio. 

E Bonolis cadde sulla donna oggetto... PDF Stampa E-mail
Il Magazine delle NoiMamme - Attualità
Scritto da Cosetta Matteoni   

 
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Quest'anno abbiamo visto un Festival di Sanremo innovativo, che grazie all'intelligenza e all'ironia di Paolo Bonolis ha catalizzato l'attenzione con successo di spettatori, anche tra i più giovani, che nel corso degli anni si erano disaffezionati all'evento. Apprezzabile anche lo spazio dedicato alla cultura, con l'apertura a suon di musica classica e lo spazio dedicato a brani di alcuni grandi scrittori italiani.

Invece, l'immagine che il Festival, come la stragrande parte della televisione italiana, da della donna, non cambia mai.

Nella penultima serata Bonolis ha voluto sul palco Hugh Hefner, patron della rivista americana Playboy, circondato da quattro delle sue conigliette, tre bionde e una bruna. Nella stessa serata hanno presenziato al festival le cosiddette "conigliette italiane", vale a dire le ragazze che appaiono svestite sulle edizioni nostrane di Playboy.  Invero, le ragazze sul palco non erano nude: indossavano abiti da sera con scollature generose ma analoghe a quelle di gran parte dei personaggi femminili apparsi sul palco dell'Ariston in veste di presentatrice o simil tale.

La pornostar in tanga pare essere stata un fuori programma, e vogliamo crederci, anche se l'annuncio preventivo di Bonolis "questa sera sul palco potrebbe succedere di tutto" lascia un piccolo dubbio.
Nessuno scandalo insomma (o quasi). Tutti sanno cos'è Playboy e cosa sono le conigliette (tutti tranne i bambini, e se per caso stavano guardando il Festival con noi... iniziamoli subito a questa immagine costruttiva della donna!).

Nessuno scandalo, non fosse che è stato intervistato, con tutti gli onori che si sarebbero tributati, che ne so, a un premio Nobel, un ottantenne che ha per fidanzate due gemelle diciannovenni che appaiono senza veli sulla rivista per soli uomini che lui ha fondato e continua a dirigere. Un avvenimento nazional popolare come il Festival di Sanremo, storicamente indirizzato alle famiglie, in sostanza sdogana il porno, o il "nudo d'autore", come preferite chiamarlo. Non c'era proprio nessun altro da intervistare?

Insomma, tutto il resto può stupirci piacevolmente, ma il messaggio relativo alla donna non si discosta da quello delle varie trasmissioni di intrattenimento che su ogni rete e ad ogni orario ci offrono dovizia di tette in vista e ammiccamenti vari, anzi "affonda" ancora di più: è normale, è bello, è divertente, che gli uomini guardino donne nude.

Lo è? Forse qualcuno lo pensa. Anzi, probabilmente molti lo pensano. A me il buon senso dice di no, e che se proprio vogliono farlo, questo non dovrebbe essere oggetto di sdoganamento pubblico ma dovrebbe rimanere una cosa privata e riservata. Di cui vergognarsi. Per rispetto delle donne, madri sorelle mogli figlie e amiche, che non giovano di un'immagine femminile ridotta a un oggetto di piacere.


Se questo non vi convincesse, ecco il risultato di uno studio condotto da un gruppo di psicologi dell'università di Princeton (Usa), analizzando tramite risonanza magnetica l'attività cerebrale degli uomini mentre osservano corpi femminili nudi o in pose provocanti: le parti del cervello che entravano in attività erano quelle generalmente associate alla corteccia premotoria, che si attiva quando si ha la visione di oggetti, quali una casa, una macchina, per capirsi.

La cosa più scioccante, che dovrebbe convincere anche i più indulgenti, è che alcuni uomini durante la visione di queste immagini non mostravano alcuna attività cerebrale nelle aree che di solito si attivano durante l'interazione con altre persone (anche se viste in fotografia), aree responsabili dell'empatia, della capacità di immedesimarsi e di comprendere gli stati d'animo altrui.

Insomma la donna non è più un essere umano. Nemmeno un essere vivente. L'espressione "donna oggetto" è quanto mai appropriata.


In un periodo in cui i notiziari non fanno altro che parlarci di "emergenza stupri" forse, oltre che puntare il dito sugli immigrati (che non sono i soli a violentare, ricordiamocelo), potremmo preoccuparci anche di questo aspetto.
Fate voi.

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