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  • Fate la nanna... con la mamma

     

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     Quando ero incinta di Sofia, la mia prima bimba, ho comperato Fate la Nanna di Eduard Estivill, su consiglio di una amica che me lo descriveva come miracoloso. L'ho letto due volte: in gravidanza e dopo il parto. Lo trovai interessante e praticabile.

    Alcune cose in effetti sono interessanti, come ad esempio il fatto che ai neonati vada insegnato a distinguere fra giorno e notte, ovvero la nanna diurna può essere fatta con la luce, con rumori, con musica, mentre la nanna notturna deve essere fatta in un ambiente silenzioso, buio. 

25 mesi di allattamento avventuroso: Federico PDF Stampa E-mail
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Scritto da Maddalena Preisig   
Allattamentofede.jpgSe i protagonisti di queste due storie (ndr 20 mesi di allattamento indimenticabile: Alessandro ) fossero stati invertiti, Alex secondogenito e Fede primogenito, forse le trame sarebbero state differenti.

Sì perché Alessandro, vorace nella suzione, paffuto, affidabile, non era per la Latteria Mamma un cliente difficile quanto Federico, casinista, pigro, gnometto scuro e dispettoso.

Federico comincia la sua carriera al seno non attaccandosi.

Immagino l'angoscia della primipara inesperta.
Ma le mie dita, le mie abitudini, sanno invece indurlo ad attaccarsi lo stesso, in un rooming in da 24 ore al giorno.
Dimostro la determinazione di un caterpillar lanciato verso l'obiettivo (evitare che mi angoscino con la giunta durante il ricovero), curiosamente unita all'amore, già appassionato, che provo per quell'esserino.
Infatti, in terza giornata dopo il taglio cesareo ho la montata lattea e il calo ponderale si arresta alle soglie del fisiologico, prima delle quali non si tormenta la puerpera con il biberon salvifico.
(A scanso di equivoci, però, mi ero portata i mezzi per somministrargli il latte artificiale senza farlo ciucciare, gelosa del mio privilegio).

Dopo le dimissioni dal reparto maternità e qualche altro giorno di apparente calma, Federichino finisce al pronto soccorso. Viene ricoverato. Per lo stress mi cala la produzione.
Ma sono cocciuta. Forse mi aggrappo a questa parte del ruolo di mamma, in cui credo molto e mi sento sicura, a fronte dei dubbi e delle fragilità sulle altre.
La pesata quotidiana somiglia a un esame da sostenere impreparata.
Eppure strappo la sufficienza e torniamo a casa, sani e salvi benché ammaccati.

Poco dopo, l'infingardo, che avevo corretto nella posizione perché garantiva un abbonamento alle ragadi, dimostra di non essersi emendato a sufficienza.
Ciuccia male e mi ritrovo con un dotto ostruito.
Spugna e acqua tiepida non servono. Ci vuole la consulente de La Leche League che mi suggerisce una particolare posizione di allattamento, assumendo la quale mi viene da ridere. Da acrobata! (Serviva per mettere la linea naso-mento del bimbo nella giusta direzione rispetto al dotto ostruito).
Vi dico solo che la consulente la definisce: da mamma lupa. Fate voi!
Per fortuna, mamma lupa funziona e anche questa è passata.

L'ordinaria gestione, tuttavia, non è delle più semplici.
Fede poppa minimo per 45 minuti, un numero di volte al giorno che è meglio non rammentare.
Mio padre, nonno scandalosamente partigiano del primogenito, borbotta: "Sempre attaccato, quello lì? Così Alessandro è geloso e non ci giochi abbastanza!"

Si unisce  il solito coro polifonico di suocera-cognata-zie-conoscenti, a ribadire il costante repertorio: "Perchè non si regolarizza?"

"Come mai non ti dorme alla notte?"

"Tutta questa cosa dell'allattamento al seno è un po' esagerata".

"Dai un biberon di artificiale al posto dell'ultima poppata e vedrai che tira mattina".


Le ignoro.
Anche perché mamma lupa è debitamente provvista di marito capobranco, che ringhia fuori dalla tana per disperdere le importune.

Federico, alla faccia loro, è felice. Si accoccola nel mio calore, mangia, gioca, mi preme con la manina.
Dopo un paio di mesi si è persino ridimensionato: poppate di venti minuti, circa sette-otto volte al giorno, più spuntini sparsi.
Il clima non è torrido come con Alex, posso evitare di dargli l'acqua senza problemi. Certo, il coro polifonico - lo direbbe anche con 10 sotto zero - si angustia: "Un po' d'acqua, poverino? Un po' di camomilla per farlo dormire?"

Le ignoro (bis).

Chi invece non ignoro ? Alex.
Su di lui il famoso coro sentenziava: "Allattato troppo a lungo, mancherà d'indipendenza da adulto, ora per gelosia vorrà ciucciare anche lui, orrore-orrore!"
Qui sì che mi preoccupo un po' che abbiano ragione.
Invece Alex ha smesso di sua volontà, è stato accompagnato con amore secondo i suoi ritmi. Non ha necessità di cercare un contatto che ha dolcemente superato, forse prima di me.
Perciò si siede accanto a me mentre allatto, a guardare le figure di un libro e a commentarle, a chiedermi una canzone. Qualche volta dà un buffetto al fratellino e lo incita: "Mangia la pappa!"

Federico viene iniziato ai cibi solidi a sei mesi e mezzo. Non gradisce. Sfido io! Con la Latteria Mamma, chissenefrega di quella roba insipida, collosa, solida, introdotta da un attrezzo di gomma o di ferro!
Dopo due mesi di sputacchiate e decorazioni futuriste sulle mie maglie e sul parquet sotto al seggiolone, non di meno, il piccolo buongustaio si convince.

Tra pochi giorni Federico avrà 10 mesi.
Mangia a mezzogiorno e a sera la sua pappa.
Eppure resta un anarchico fan del latte di mamma, anche notturno (ma al coro delle parenti non lo diciamo troppo forte!).
Comincia a ridacchiare mentre ciuccia, a mettersi comodo tipo triclinio al pari di suo fratello, ad arrampicarsi verso il seno.
Ha quattro dentini.

Insomma, mi sono distratta un attimo ed è già "grande".
Quando smetto?
Non lo so.
La maggior parte dei bimbi allattati a richiesta smette spontaneamente fra i due e i tre anni.
Io aspetto.
Mi godo il suo profumo, il nostro abbraccio, i suoi 10 chili, le tenerezze, la complicità, la calma ritagliata in giornate frenetiche, quell'attimo millenario in cui siamo una cosa sola, ma in modo puro, struggente.

Perché so che verrà il giorno in cui, come Alex, Federico volterà la testina e i suoi occhi diranno senza parole: "Mamma, ti voglio bene, ma smettiamo insieme? Mamma, mi aiuti a crescere?"

Allora scriverò la parola fine al nostro romanzo d'avventura incompiuto.
Un lieto fine, naturalmente.

Thread pubblicato sul forum di noimamme.it  il 17 dicembre 2006

 

Il lieto fine

È stato un romanzo d'avventura con un protagonista ingombrante, appassionato, volitivo (lui), e una figura femminile soffice e accogliente (io).
Nella miglior tradizione di simili opere, fino all'ultima pagina c'è stata suspance.
Smetterà? Non smetterà?
Questa previsione: "perché so che verrà il giorno in cui, come Alex, Federico volterà la testina e i suoi occhi diranno senza parole: mamma, ti voglio bene, ma smettiamo insieme? Mamma, mi aiuti a crescere? " si è dimostrata quanto mai fallace!

Federico non è Alex. Se mai ci fosse stato bisogno di dimostrarlo, ne ho avuta l'ennesima prova.
Federico è uno Sturm und Drang d'acqua cheta pronta a mutarsi in uragano.

Per settimane ha indugiato lungo il confine del bisogno meramente affettivo, con suzione caotica e inefficace e la norma dell'allattamento prolungato.
Nel mio non offrire/non rifiutare, era più che mai intransigente sul Non Rifiutare. Solo a provarci... urla belluine assai più terrificanti dei vagiti del tempo che fu.

Ma alla fine, dopo poppate creative nelle posizioni plastiche più impensabili, dopo avermi spesso allungato la sedia (!) reclamando "mamma, latte", dopo le sue labbra da cucciolo cresciuto e i suoi beati, ultimi abbandoni, è arrivato anche per lui il momento dell'addio.

Non è Alex, che aveva deciso ed era sicuro. Alex che è sole e terra salda.
È Fede. Fede che cambia, che cerca, che si perde nelle mille facce della realtà. Fede che è luna e acqua oscura.
Fede che somiglia a me.
È stato bello, mio piccolo tesoro.
Se sono onesta con me stessa, senza illudermi nel sogno del terzo figlio, so che questa è l'ultima volta.
È stato dolce dividerla con te.
 
Thread pubblicato sul forum di noimamme.it  il 18 marzo 2008

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