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Buongiorno gentilissima dottoressa Daniela, la
contatto per quello che per me e' sempre stato e sempre sara' il problema
principale con i miei figli: il sonno. Con il piccino, grazie anche ai suoi
preziosi consigli e all'inserimento del latte di capra, abbiamo egregiamente
risolto, si addormenta alle sera verso le 21 e si sveglia alle 08.00, capita un
paio di volte per notte di dover intervenire ma solo per ridargli la sua rana
concilia sonno quando la perde. Il grande invece e' una tortura, ormai ha tre
anni e 4 mesi, ha sempre avuto problemi , fino a 11 mesi non ha mai dormito, se
non 5 ore frazionate nell'arco delle 24, ma c'erano alla base complicazioni
: reflusso, intolleranza, coliche, poi le cose si sono sistemate un po' ma la
situazione attuale a mio parere andrebbe un po' regolarizzata. Non vuole mai
andare a letto, lo accompagno in camera sua verso le 21.30 , lo metto a letto
con una serie di rituali (favola, preghiera, pupazzo , lucina, carillon), sembra
pronto per addormentarsi quando comincia il SUO di rituale: viene in
camera nostra entra nel lettone, lo riportiamo in camera sua , dopo 5 minuti
eccolo di nuovo, si va avanti anche per 5/6 volte finche' poi perdo la
pazienza e finisce tutto in urla (mie) e pianti (suoi). Finalmente poi crolla,
ma durante la notte ricomincia il tutto, entra nel lettone, si addormenta,
spesso lo lasciamo li e ci sta tutta la notte senza piu' svegliarsi (noi pero'
non dormiamo bene), altrimenti se lo riaccompagniamo addormentato o sveglio nel
suo lettino dopo qualche ora eccolo di ritorno. Ho fatto vari tentativi:
togliergli il pisolino pomeridiano, farlo andare a letto piu' tardi, ma cio' non
influisce sul suo comportamento. Il suo ideale (ma purtroppo non il nostro)
sarebbe addormentarsi nel lettone tra di noi e starci tutta la notte, ma ormai
mi pare abbia un eta' in cui e' arrivato il momento di stabilizzarsi , anche
sulla nanna. Cosa possiamo fare? La ringrazio per la gentile
attenzione
Simona
Cara Simona, i problemi di addormentamento così
come i disturbi del sonno e i frequenti risvegli notturni sono problemi
frequentissimi nei bambini di età prescolare, soprattutto nei primi quattro
anni di vita. Il tuo primogenito sembra averli entrambe, quindi hai tutta la
mia comprensione. Psicologi, pediatri e pedagogisti hanno riempito pagine e
pagine di consigli e raccomandazioni sull'argomento e tutti sembrano
convergere sulla convinzione che è bene abituare i bambini a dormire da soli
prima dei due anni di età, cominciando adirittura dopo i primi sei mesi di
vita. Quasi tutti sono inoltre del parere di dimostrarsi fermi e convinti che
questa abitudine vada data e fatta prendere con fermezza, senza tentennamenti
o sensi di colpa e men che mai ripensamenti: al bambino arriverebbero messaggi
contraddittori e si farebbe strada in lui l'idea di poter esigere il lettone,
non solo come ricompensa ma come diritto: i genitori sarebbero così
schiavizzati e si innescherebbe un circolo vizioso perverso foriero unicamente
di tensioni e rancori, sia tra genitore e bambino che tra entrambe i genitori.
Un vero e proprio gioco al massacro tra genitori e piccolo tiranno con
esito incerto e prolungato negli anni.
Io non oso andare contro le teorie di tanti
illustri maestri del pensiero, ci mancherebbe altro! Solo penso che sarebbe
bene cercare di capire cosa tiene ancora così legato a te il tuo bimbo. E
cercherei di farlo partendo dalla sua gravidanza e dal tuo stato d'animo in
quel periodo. Come hai trascorso quei mesi, quali erano i tuoi pensieri mano a
mano che le settimane passavano e il tempo del parto si avvicinava, come hai
vissuto il travaglio e i primi mesi della vita del bimbo. Reflusso e coliche
addominali possono anche essere conseguenza di stress accumulato per i più
svariati motivi nel periodo perinatale. Ma il problema è ora, stanotte e le
prossime notti, e il tempo per pensare al passato si ritaglia faticosamente.
Allora io farei così: ripartirei da zero. Scegli una sera qualsiasi per
parlare al tuo bimbo e dirgli che, nonostante sia ormai meglio per tutti e
tre,(mamma, papà e bimbo), che lui scelga definitivamente il suo
lettino per i suoi sonni, (visto anche il buon comportamento del
fratellino che, nonostante sia più piccolo, si comporta già da bimbo grande)
mamma e papà hanno deciso di accoglierlo nel lettone ancora per una settimana,
ma sarà l'ultima. Durante questa settimana starete molto vicini e tu cercherai
di farlo parlare, di fargli raccontare i sogni, se li ricorda, di farlo
disegnare, se si esprime già sufficientemente bene con le matite, e di farti
raccontare paure e timori, se ne ha,e se è capace di esternarli. Poi cercherei
di capire se, durante il giorno, vive dei momenti ansiogeni (cartoni animati
violenti, compagni o cuginetti magari più grandi che gli usano piccole
prepotenze o prevaricazioni, baby sitter o persone che gli stanno vicino e che
lui non ama molto e via discorrendo). Inoltre cercherei di capire se e quanto
il papà sia presente e partecipe nell'educazione del figlio e se ci sono
conflitti tra voi genitori sul modo di educare il bimbo. Bimbo che comunque ha
un'età di fisiologico particolare delicato attaccamento al genitore
dell'altro sesso e quindi una altrettanto fisiologica gelosia nei confronti
del genitore dello stesso sesso che è facile pensare che la sera si possa
accentuare.
Se dopo tutte queste riflessioni pensi di esserti
chiarita le idee e se veramente la presenza del bambino nel lettone è da voi
vissuta male (com'è comprensibile che sia), alla fine del periodo stabilito,
avvertendo il bambino in anticipo, rimarrai ferma nella tua decisione di
vietargli il lettone, almeno di notte. Come fare lo sai già molto bene, ma a
questo punto sarai tu a dovere imparare a non tornare indietro per nessun
motivo. Dovrai imparare ad incassare i pianti e le disperazioni con la
certezza di essere dalla parte della ragione; dovrai imparare ad essere
inflessibile, supportata anche dall'opera di convincimento di tuo marito;
dovrai imparare a dare e anche darti dei confini; dovrai sbarazzarti dei sensi
di colpa, o per lo meno, non farti influenzare da essi, ammesso che tu ne
abbia: sarebbe il primo passo verso il loro superamento. Ma se non ti senti
ancora pronta per un atteggiamento del genere, aspetta qualche altro mese, il
tempo a te necessario per riflettere sul tuo modo di essere madre e di
convincerti che il tuo atteggiamento è giusto e attuato solo per il bene del
tuo bimbo. Insegnare ad un bimbo i propri confini, quello che può e non può
più fare, equivale ad insegnargli la strada verso la sicurezza: conoscere ed
accettare i propri confini significa operare una salutare distinzione
tra il proprio io e il mondo esterno; significa sapere che il
mondo esiste affinché io possa interagire positivamente con esso,
arricchendomi ed espandendomi col tempo, e non per invadermi e
distruggermi. Insegnare i confini ad un bambino significa regalargli solidità,
serenità, equilibrio. L'assenza della paura o quantomeno il dominio su di
essa, apre la strada verso la libertà vera, quella legata alle scelte e alla
responsabilità, ma è una strada in salita e per di più nemmeno una strada
maestra, si trova dopo un lungo e faticoso cammino pieno di ostacoli e di
prove da superare. La vita è sicuramente meravigliosa ma non regala nulla:
anche quando sembra sia stata generosa con qualcuno, il destinatario di quei
doni sa bene che la loro fruizione e la loro conservazione è anch'essa fatica.
A tre anni compiuti è tempo che il tuo bimbo impari a camminare in salita: se
aspetti che sia lui a decidere di farlo perderai tempo: lui non conosce il
panorama che si gode in cima alla vetta, non è e non sarà mai motivato a
raggiungerla se qualcuno, una prima volta, non insiste per spronarlo
nell'arrampicata. Un caro saluto,
Daniela
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