| Lo sviluppo del linguaggio |
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| Cucciolandia - Dispense di pediatria | ||||||
| Scritto da Daniela Sannicandro - Pediatra | ||||||
Pagina 1 di 4 Sapere utilizzare il linguaggio è una delle maggiori abilità che distinguono l'uomo da tutti gli altri esseri viventi. Anche gli animali comunicano tra loro, ma lo fanno con un repertorio di gesti, di versi e di richiami, che, pur se interessante da studiare, in realtà, è molto limitato e utile solo a scambiare comunicazioni semplici e molto specifiche come, per esempio, richiami di allerta o pericolo, di invito ad unirsi al branco o minaccia di aggressione se un animale si avvicina troppo e così via. L'essere umano, invece, da un numero relativamente limitato di suoni di per se stessi privi di significato, può creare fino ad alcune migliaia di elementi sonori significativi come sillabe e parole che, combinate secondo regole grammaticali, possono creare una quantità pressoché illimitata di messaggi. Per di più, nell'essere umano, il linguaggio, oltre che strumento di comunicazione tra persone, è anche un raffinato strumento inventivo: ciò che diciamo e ascoltiamo non è, infatti, una semplice ripetizione di quanto precedentemente ascoltato o detto, il nostro linguaggio è spesso creativo, possiamo inventare sempre nuove storie, dire bugie, elaborare nuove idee, ecc. E i nostri messaggi verranno intesi e recepiti solo a patto di rispettare le regole e le convenzioni della nostra lingua. Alla base dello sviluppo linguistico bisogna, quindi, che si sviluppino 4 tipi di conoscenza: la conoscenza delle fonologia, della semantica, della sintassi e della prassi. La conoscenza fonologica significa conoscenza dei fonemi che sono le unità fondamentali del suono e che vengono tra loro combinate variamente per produrre parole e frasi. I bambini devono apprendere, non solo ad udire, ma anche a pronunciare un certo numero di fonemi per poterli riprodurre dando loro un significato e non solo a caso, per pura imitazione. Mamma (ma-ma) e pappa (pa-pa) vengono, infatti, prima pronunciati, nel periodo della lallazione, come pura imitazione dei suoni già sentiti e famigliari, solo più tardi acquisteranno il loro vero significato semantico e simbolico. Attraverso la conoscenza semantica, il bambino apprende, appunto, che i fonemi singoli non hanno un significato preciso e che esso viene ottenuto solo dal loro combinarsi in parole. Così ma-ma diventa mamma e pa-pa diventa pappa o papà a secondo della pronuncia e del contesto e topo, per esempio, diventa l'animale che ben conosciamo in modo arbitrario, solo perché, per convenzione, nella nostra lingua si chiama così. La semantica riguarda quindi il significato delle parole e delle frasi. Prima di comprendere il linguaggio degli adulti e di essere a loro volta compresi, i bambini debbono rendersi conto che le parole sono portatrici di significato in quanto si riferiscono ad oggetti o ad azioni. È poi necessaria la conoscenza della sintassi, di quell'insieme di regole, cioè, che indicano in quale modo bisogna combinare le parole per formare una frase dal significato voluto. Il bambino deve capire che la frase: "la mamma culla il bimbo" cambia significato se si invertono le parole e si dice: "il bimbo culla la mamma". Non basta, quindi, imparare il significato delle parole con la conoscenza semantica: bisogna anche saperle abbinare in modo corretto con la conoscenza della sintassi. In ultimo vi è la conoscenza della prassi o conoscenza pragmatica. Non basta ancora conoscere la fonologia, la semantica e la sintassi per organizzare il linguaggio: bisogna che il discorso che si intende pronunciare sia adeguato e specifico per il suo contesto. Per esempio: un fratello maggiore che desidera raccontare la trama di un film o di un libro che ha appena letto lo farà con modalità e parole diverse se vorrà raccontarlo alla mamma piuttosto che al fratellino più piccolo. Quindi, al fine di poter comunicare in maniera efficace, i bambini devono tener conto della situazione in cui si trovano, delle persone con le quali stanno parlando e via discorrendo.
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