Lo sviluppo psicomotorio nel primo anno di vita PDF Stampa E-mail
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Scritto da Chiara Rizzello - Educatrice professionale   
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Lo sviluppo psicomotorio nel primo anno di vita
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sviluppo.jpg Il sistema nervoso, nel primo anno di vita, si sviluppa attraverso una serie di fasi che si susseguono in modo caratteristico. Questo sviluppo è regolato da un programma genetico e da processi esterni che interagiscono con il programma genetico.

Nel neonato soltanto alcune strutture del Sistema Nervoso hanno raggiunto la loro completezza, mentre la maggior parte sono destinate a svilupparsi durante la vita extra-uterina, soprattutto nel primo anno di vita.

Da qui la famosa "plasticità cerebrale" del neonato, che ne rende il cervello modificabile, plasmabile sia per opera dell'ambiente esterno (costituito principalmente dalla madre e dalle prime figure di riferimento), sia tramite le esperienze personali.

Le tappe del primo anno di vita si susseguono con rapidità, passando dalle attività "riflesse" e "automatiche" a quelle "volontarie" e se è vero che esistono delle tabelle di riferimento delle capacità che un individuo dovrebbe raggiungere a ogni mese di sviluppo è più corretto valutare l'aderenza a queste tabelle in modo elastico, orientandosi anche con indici generali di normalità.

Esiste effettivamente una grande variabilità nei tempi e nei modi in cui un bambino raggiunge ogni tappa di sviluppo motorio e questa variabilità è determinata da tre fattori in interazione: il sistema nervoso del bambino stesso, il suo apparato muscolo-scheletrico e l'ambiente in cui il bimbo vive, che può stimolarlo e motivarlo in diverse misure.

Ogni individuo possiede modalità individuali e uniche e propri tempi di sviluppo ma deve essere visibile una vivace spinta a sperimentare, a provare, a variare gli schemi motori, la velocità, le parti del corpo coinvolte. Dev'essere presente un tentativo di rispondere all'ambiente, agli stimoli esterni, in un modo sempre più competente e variato col progredire dell'età. Si deve poter notare un interesse del bambino per ciò che accade intorno a lui, per le persone, i suoni, i volti.

L'utilizzo di modalità "stereotipate" (sempre uguali e monotone in risposta a stimoli diversi e non modificate nel corso del tempo), la mancanza di curiosità, una generale apatia, possono essere invece segnali di uno sviluppo che in qualche modo è difettivo.

Anche in questo ultimo caso, però, sebbene sia d'obbligo andare a fondo al problema e recarsi da uno specialista per un consulto e gli opportuni esami diagnostici, bisognerebbe sempre considerare che il bimbo è in evoluzione e dunque prima si riesce a diagnosticare l'eventuale problema, prima egli può recuperare il ritardo nello sviluppo, anche con un totale successo.

Ciò che infine è indispensabile ricordare è che lo stato emotivo della madre e dell'ambiente in cui il bimbo vive è l'elemento principale che ne favorisce uno sviluppo corretto sia per quanto riguarda gli aspetti emotivi che quelli propriamente neurologici per cui, nell'affrontare eventuali deficit motori, gli aspetti terapeutico-sanitari e quelli legati alla cura, al contatto, all'affettività hanno uguale peso e sono entrambi fondamentali e interrelati.

(N.d.A.: data la variabilità individuale, i riferimenti temporali che seguono sono indicativi).



Il primo mese

Alla nascita il bambino presenta alcuni automatismi, ossia azioni non volontarie ma riflesse e automatiche (vi è una traduzione pressoché immediata dello stimolo esterno in un preciso comportamento) come la prensione delle mani e dei piedi (il bimbo chiude il palmo o la pianta del piede se stimolato) e la suzione.
Queste attività si attenuano progressivamente col passare delle settimane e in concomitanza con lo sviluppo dei comportamenti volontari.

Nelle prime quattro settimane di vita il bambino mantiene una posizione flessa (non distesa) e simmetrica, le mani sono chiuse a pugno e il capo è ruotato da un lato. Il raddrizzamento della testa avviene rapidamente, nei primi dieci-quindici giorni di vita. Le capacità di modificare la propria posizione sono molto limitate. Il bambino può succhiarsi il pollice.

Il pianto è variabile e il ritmo del sonno è ultradiano (periodi di sonno di circa quattro ore intervallati da due ore di veglia, ma anche qui vi è grande variabilità) e non circadiano come nelle età successive.

Importanti indici di normalità sono: presenza di movimento di tutte le parti del corpo, capacità di reazione agli stimoli sensoriali provenienti dall'esterno e modificazione delle capacità motorie nel corso delle quattro settimane.


Secondo e terzo mese di vita

Nei due mesi successivi prosegue la distensione del corpo che contemporaneamente risulta essere meno simmetrico. Il bambino inizia a provare a controllare il capo e gradatamente vi riesce: questa competenza è importantissima perché gli permette di tenerlo sollevato, di allinearlo con un oggetto e di seguire l'oggetto stesso se questo si muove.

Una delle tappe più importanti non solo di questo bimestre ma di tutto lo sviluppo del bambino è la comparsa del sorriso relazionale.
Già dalla nascita si possono notare abbozzi o veri e propri sorrisi sul volto del neonato, ma questi primi avvengono in modo riflesso e non hanno correlazioni con ciò che accade intorno, tant'è che spesso si evidenziano durante il sonno o in momenti in cui il bimbo ha poppato ed è quindi più rilassato.
Il sorriso relazionale è invece il primo tentativo riuscito di mettersi in contatto empatico con l'ambiente e più precisamente con il volto materno.
A quest'età le funzioni visive non sono ancora complete e il neonato riesce a distinguere nitidamente un volto che gli si presenti a qualche decina di centimetri e non di più.
Sempre a quest'età il mondo cambia da bianco e nero e si presenta a colori e tutte queste caratteristiche nella capacità di vedere e di muoversi, insieme allo stretto rapporto che si sta instaurando con la figura materna che gli si presenta più volte al giorno e in sua prossimità per nutrirlo, fanno sì che il volto umano sia la prima configurazione organizzata che egli riconosca e a cui sorrida.
Il sorriso gli permette di stabilire una relazione a doppio senso, perché risponde egli stesso al sorriso materno e contemporaneamente lo provoca con il suo, vedendone l'effetto immediato sulla madre.
Questo rispecchiarsi dell'uno nell'altra costituirà una delle basi del futuro riconoscimento delle proprie e altrui emozioni.


Quarto e quinto mese

La competenza motoria principale che il bambino solitamente acquista in questo periodo è la capacità di sostenere da solo il capo in modo sicuro, di sollevarlo e di allinearlo e disallinearlo con gli oggetti per inseguirne il movimento.
Parallelamente va affinandosi la visione binoculare che gli consentirà, alla fine del periodo, di mettere correttamente a fuoco oggetti e persone in movimento.
Se messo sdraiato supino, è in grado di aprire e chiudere le mani, di portarle al centro del campo visivo e di osservarsele: questa è una capacità molto importante perché segna l'inizio della coordinazione oculo-manuale e della coordinazione mano-mano.
Se messo disteso a pancia in giù, cerca di sollevarsi sugli avambracci e di tenere il capo sollevato, ruotandolo per esplorare l'ambiente circostante.
Gradualmente il bambino inizia ad afferrare gli oggetti che gli sono offerti e può portarseli alla bocca.
In posizione prona (a pancia in giù) si assiste ai primi tentativi di trasferire il peso su un lato per poter liberare un braccio in modo da afferrare gi oggetti poco distanti.

Importanti indici di normalità di questo periodo sono: capo sollevato, interesse per gli oggetti, interesse per le proprie mani, tonicità corporea e muscolare, reattività nei confronti del volto umano e reattività nei confronti della voce umana con tentativi di inseguimento di volti e oggetti nello spazio.



 

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