Il disegno dei bambini PDF Stampa E-mail
Cucciolandia - Cuccioli: istruzioni per l\'uso
Scritto da Daniela Sannicandro - Pediatra   
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Il disegno dei bambini
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p9140118_180Un adulto, davanti ad un foglio bianco, è spesso preso da una sorta di amnesia, quasi un panico che gli rende difficoltoso trovare la prima parola da scrivere per rompere il ghiaccio; il bambino, invece, davanti allo stesso foglio, viene colto da una sorta di frenesia, un impulso incontenibile che lo porta a riempirlo di scarabocchi, di segni via via sempre più complessi ed organizzati, attraverso i quali ama esprimere tutta la sua dirompente e innata creatività. Grazie a questa spontaneità, il disegno infantile può svelare molte sfumature e stati d'animo del bambino che forse, a parole, rimarrebbero inespressi.

Ma come conoscere e quale interpretazione dare ai disegni infantili? E prima ancora, come evolve e come si struttura il disegno nell’età evolutiva?

Attorno ai 15 mesi, il bambino è in grado di tenere in mano una matita e di tratteggiare qualcosa su una superficie pianeggiante priva di colore. I suoi saranno inizialmente scarabocchi assolutamente casuali: il primo segno, infatti, è tracciato per caso, forse per imitazione. Vedendolo nascere sotto gli occhi prova meraviglia e soddisfazione e cerca così di ripetere il gesto. Solo verso la fine del secondo anno emerge una timida intenzionalità: migliorano la capacità visiva, la coordinazione motoria occhio-mano, la fine motricità delle dita e, con gesti sempre più raffinati e precisi, riesce ad orientare in modo più sapiente il suo movimento per produrre determinati segni.

I due anni rappresentano la fase del così detto “scarabocchio controllato”: linee ondulate ripetute in tutte le direzioni e con colori diversi, segmenti di linee rette paralleli come tanti fili d’erba, zig-zag ravvicinati che preludono a chiazze uniformi di colore. Nel bel mezzo di questa frenesia di movimento ecco apparire i primi tentativi di disegnare un cerchio: non sempre si chiude questo cerchio, ma che soddisfazione! In realtà, eseguire un cerchio non è affatto facile: devono agire insieme spalla, braccio, polso, mano e dita. Non a tutti riesce, non a caso Giotto stupì così tanto per la sua abilità. Sembra poi che la forma circolare sia di comprensione universale: tutti al mondo la conoscono, la riproducono e la interpretano; l’arte-terapia moderna la mette in relazione con il tentativo di mettersi in contatto con le parti più profonde della psiche.

Il cerchio è una forma base: una volta imparato basta arricchirlo di alcuni particolari ed ecco che compare un sole, oppure una luna piena, un viso, il proprio animale preferito e quant’altro.

Verso i tre anni e mezzo il bambino è in grado di organizzare un suo mondo interiore rappresentativo di alcuni aspetti della realtà esterna: i suoi disegni si arricchiscono allora di nuovi complessi significati. Viene abbozzata la prima figura umana. Per rappresentarla userà sempre il cerchio, che lui ormai riproduce speditamente, al quale attaccherà due fili inferiori, gli abbozzi delle gambe. Poi al cerchio, che rappresenta la testa, unirà anche le braccia; poi comparirà un secondo cerchio sotto alla testa a rappresentare la pancia; quello superiore sarà chiamato ora “viso”e gli verranno attribuiti strani segni per indicare occhi e bocca, segni volanti, a volte all’interno del cerchio, a volte fuori. Picasso ai bambini non avrebbe avuto molto da insegnare!

Al gusto del tratto si aggiungerà poi quello del colore, qualsiasi colore, purché al bambino dia piacere.

Il bambino, ora, non si cura dell’ordine logico delle cose, obbedisce a priori a propri impulsi interni, è stimolato dagli affetti che lo legano alle cose, non dal reale loro significato. Non si cura nemmeno di dare alle cose, o alle persone rappresentate, delle dimensioni veritiere: esse saranno grandi o microscopiche a secondo dell’investimento affettivo che lui ha nei loro confronti (nel bambino di genitori separati, per es., diventa grande, di solito, la figura parentale con la quale vive abitualmente e molto piccola quella che non lo accudisce o che vive lontana).

Il disegno rappresenta il mondo interiore del bambino. Il bambino stesso lo usa come strumento per imparare a guardarsi dentro e, così facendo, impara anche a “guardare fuori”, confrontando quanto da lui realizzato con quello che voleva rappresentare. Il disegno è, in questo senso, strettamente legato alla maturazione affettiva, intellettiva e sociale del bambino e specchio del suo sviluppo psichico.

Bisognerà attendere l’età scolare per vedere il bambino uscire dal suo egocentrismo e misurarsi con la realtà del mondo esterno. Inizierà allora ad osservare il paesaggio per riprodurlo, inizierà a voler riprodurre le persone quali esse sono realmente e non solo basandosi sulla rappresentazione interna che ha di loro. Nel tentativo di avvicinarsi sempre più alla realtà vorrà fare sempre meglio e ripeterà all’infinito uno stesso disegno per impadronirsi della sua forma e poterla arricchire sempre più con nuovi particolari.

Verso i quattro, cinque anni, il bambino inizia a disegnare le case: prima un quadrato e un triangolo per tetto, poi compaiono le finestre, i balconi, la porta e così via in una ricerca continua di abbellire l’immagine con nuovi dettagli. Assieme ai dettagli si moltiplicano i colori, colori prima fantasiosi poi sempre più aderenti alla realtà.

A sei anni sa ormai colorare bene all’interno dei confini di un’immagine senza sbavature: le linee, ormai, per lui, oltre a definire un’immagine, definiscono uno spazio, un dentro e un fuori. Si fa strada una relazione logica tra gli oggetti che vengono collocati nel disegno al loro posto come se dovessero raccontare una storia.

Compare una linea di demarcazione tra la terra e il cielo, la così detta “linea di terra”: questa spartizione dello spazio svela ora una capacità percettiva e interpretativa della realtà molto complessa che va al di là della linea dell’orizzonte: in realtà, l’orizzonte non sanno ancora bene cosa sia, però sanno rappresentarlo per quello che significa, la differenza concettuale tra cielo e terra, qualcosa che attiene vagamente allo spirituale e al materiale, una prima distinzione tra questi due concetti.

Tra i sei e i nove anni, la capacità di osservare e riprodurre la realtà in modo oggettivo e schematico rende il disegno sempre più chiaro pur in una crescente complessità. Il bambino impara a mettere insieme le cose uguali, a ordinare le immagini per categorie logiche, senza però perdere la poesia e la spontaneità.

Riproduce ormai con grande abilità la figura umana, i suoi modelli non sono più solo quelli affettivamente più pregnanti come mamma, papà o nonni, ma tutto quello che vede, in modo particolare i personaggi dei cartoni e della tv: in questo modo esprime la sua creatività utilizzando schemi grafici memorizzati e affiancando ad un personaggio copiato uno di pure fantasia.

L’uso del colore si fa ora più simbolico: il cielo è sempre blu, il prato sempre verde ecc., ma esprime la sua creatività nei dettagli, cioè, all’interno di un prato verde spuntano fiori multicolori, alberi, animali. Su questo paesaggio che fa da sfondo compaiono personaggi immortalati in pose e atteggiamenti dinamici: ora il disegno racconta una storia e sta a chi guarda saperla interpretare.

Dopo i nove anni si affinano capacità percettiva e sensibilità individuale. Scompaiono gli schemi ripetitivi per dare spazio ai voli della fantasia: la rappresentazione della realtà diventa originale e personale e si moltiplicano i particolari. A dispetto di questa enorme rinnovata fantasia migliora la capacità di osservazione e scompaiono le esagerazioni e le deformazioni attraverso le quali, in precedenza, cercava di comunicare la sua visione del mondo. Si allenta il legame stretto tra oggetto e colore, finisce la fase di grande rigore rappresentativo e l’attenzione, guidata dalla fantasia, si sofferma ora sui dettagli: sul suolo ama disegnare le auto, le strade, i laghetti, le montagne, in rapporto tra loro sempre più armonico nonostante i dettami della fantasia. Il bambino sta ora superando lo schematismo e il rigore degli anni precedenti per dare spazio a nuove modalità interpretative basate, verso gli undici anni, sulle sfumature del colore, sui chiaro-scuri, sulla profondità, la morbidezza delle linee. Compare la tridimensionalità, la capacità di rappresentare stati d’animo disegnando in modo diverso i tratti del viso e le espressioni corporee, le prime rappresentazioni grafiche della differenza tra i sessi. Compare anche lo spirito critico che permette ad una rappresentazione ormai complessa e matura della realtà nella sua oggettività di essere anche espressione di sentimenti ed emozioni personali che il bambino è ormai capace, oltre che di mettere sulla carta, di decodificare, di esprimere e anche di criticare.

Nell’ambito di questo complesso processo evolutivo vi sono in particolare tre disegni, tre archetipi che possono svelare molti segreti degli stati d’animo dei bambini: sono il disegno dell’albero, della casa e della figura umana.

 


 

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