| 20 mesi di allattamento indimenticabile: Alessandro |
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| Scritto da Maddalena Preisig | |||
È stato meraviglioso. È stato naturale. È costato fatica, talvolta, ma è stata un'esperienza unica.
Vi lascio la mia testimonianza, anzi, la nostra, mia e di Alex, ora 27 mesi, che quando è venuto il momento si è staccato da solo dal mio seno.
Maggio 2003
Sono diventata un'esaltata dell'allattamento prolungato.
Morale: mai dire mai, la realtà a volte ci coglie di sorpresa e
l'istinto passa come un caterpillar sulle tiepide considerazioni
razionali.
Invece, colpo di scena! La montata lattea mi viene proprio in quell'istante. È un capogiro, vampate di caldo, sete peggio che nel deserto del Sahara, pulsare del sangue alle tempie. Insieme al latte, non so cosa mi succede. Travolta dagli ormoni, io che sono d'indole così mite, aggredisco pediatra e puericultrici urlando che mio figlio non avrà una goccia di latte artificiale. Loro, allibiti, dicono che è meglio per la sua salute dare una giunta. Io rifiuto. Insistono. Sperano di scoraggiarmi obbligandomi alla doppia pesata, che significa trascinarmi avanti e indietro per un corridoio infinito dieci volte al giorno, dolorante per l'operazione, avendo come meta la bilancia del nido e addosso l'ansia da prestazione.
Pur di evitare il biberon, accetto. Lotto come una leonessa, allatto
come una mucchina, mi sforzo di tenere in camera di notte il cucciolo,
che per giunta è pigro nel ciucciare e alla fine: vittoria! Il peso
risale. Lo allatterò io!
Ricordo le sensazioni, tutte intense e belle: le sue labbra sul mio capezzolo, il curioso rumore delle prime suzioni, un tenero yuk-yuk; il mio corpo che si rilassa e si illanguidisce, in una lenta spossatezza che somiglia vagamente a quella dell'appagamento sensuale; il profumo di bimbo, il tepore e i moti lievi delle sue manine sul seno, quando si stacca per guardarmi beato, i suoi primi sorrisi; allattare all'aperto nella quiete secolare di un bosco, o nei pigri pomeriggi di fine estate quando cominciano i temporali ma si è al chiuso e al sicuro; e ancora mio marito che ci guarda sorridendo.
Gennaio 2004-Maggio 2004
Soltanto, non mi sento pronta a smettere. Non ancora. Ma di nuovo, Alex mi sorprende. Sceso a una poppata quotidiana, si ferma. Anche lui, alla fin fine, vuole lasciare fra noi questo filo sottile. Credo di essergli stata grata. Se avesse deciso altrimenti, l'avrei seguito. Ma si è fermato. Ha preso la mia mano con la sua manina e ha deciso di fare un altro tratto di strada insieme.
Parenti e conoscenti sono inorriditi, per quel curioso pregiudizio
in base al quale un bimbo che ciuccia dopo l'anno è un'immagine
riprovevole, che denota chissà quali future tragedie di mancata
indipendenza, nonché un edipico, morboso attaccamento da parte della
madre.
Ed ecco che Alex beve il mio latte in posizioni creative, alza le
maglie per servirsi la colazione, dice "pappa" e "latte" quando ne ha
voglia, ruota il ditino sulla guancia pienotta per comunicarmi che è
buono, ciuccia in piedi, sdraiato tipo triclinio, seduto a cavalluccio
sulle mie ginocchia. Altro che neonatino pancia contro pancia! È
dolce, è buffo, è magnifico. E durerà per lunghi, tranquilli mesi.
Frattanto, ho problemi di salute. Devo assumere antibiotici. Ed
ecco la mia ultima lotta per il nostro allattamento: voglio smettere
dolcemente, non di colpo; con tenerezza, non per una fredda proibizione
medica. Muovo mezzo mondo e alla fine ottengo antibiotici compatibili
con l'allattamento. Guarisco. E appena guarita, ancora una volta
assecondo il mio bimbo e provo a non offrire/non rifiutare il seno. Era
davvero pronto: tempo dieci giorni, non me lo chiede più.
Thread pubblicato sul forum di noimamme.it il 13 aprile 2005
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