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Scritto da Daniela Sannicandro - pediatra neonatologa
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Giovedì 26 Gennaio 2012 21:57 |
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Dal punto di vista strettamente fisiologico, la pubertà è quel periodo della vita durante il quale iniziano e completano il loro sviluppo gli organi della riproduzione (ovaie e testicoli), le funzioni sessuali (ovulazione e produzione di sperma) e i caratteri sessuali secondari (mammelle, pene, peli pubici e ascellari, ecc), questi ultimi influenzati dall’attività ormonale degli organi riproduttivi (produzione di estrogeni nella femmina e di testosterone nel maschio). Queste trasformazioni hanno solitamente luogo in un periodo compreso tra i 10 e i 15 anni, con ampie variabilità in base a molteplici fattori.
Il termine pubertà indica pertanto una fase di modificazioni fisiologiche ben precise che si colloca nella vita di un bambino o di una bambina in un periodo di tempo relativamente definito, molto più del termine adolescenza – dal latino adolescere = crescere, svilupparsi, ma anche separarsi – che già gli antichi romani collocavano in un periodo compreso tra i diciassette e i trent'anni (non sono solo i giovani d’oggi a non crescere mai...!). L’adolescenza inizia contemporaneamente al processo puberale, ma non si conclude con la fine di esso, bensì si prolunga fin quando l’individuo è in grado di stabilire con l’ambiente e la società delle relazioni stabili e significative. L’adolescenza è, quindi, un fenomeno prettamente sociale con profonde implicazioni psicologiche, mentre il termine pubertà indica solo una fase ben precisa dello sviluppo fisiologico dell’organismo.
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Scritto da Daniela Sannicandro - Pediatra
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Martedì 10 Gennaio 2012 13:11 |
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Più della metà dei bimbi (il 60% circa dei nati a termine e l’80% circa dei prematuri), dopo alcuni giorni e, a volte, solo dopo alcune ore dalla nascita, cambia il colorito della pelle che tende a diventare gialla. Questo fenomeno viene comunemente denominato “ittero fisiologico del neonato” proprio perché, nella stragrande maggioranza dei casi, riconosce come causa alcune situazioni metaboliche tipiche delle primissime settimane di vita che non si riscontreranno più in seguito. Tuttavia, a volte, a questi meccanismi fisiologici possono sovrapporsi o sostituirsi delle cause patologiche che fanno aumentare l’ittero fino a valori non più considerati normali per l’età e soprattutto lo fanno aumentare ad una velocità maggiore rispetto alla norma tanto da renderlo, a volte, potenzialmente pericoloso a causa degli effetti tossici che potrebbe avere sul sistema nervoso centrale. Per tale motivo, l’ittero di un neonato non deve mai essere trascurato né sottovalutato ma bensì monitorato fino a quando non si è sicuri che sia entrato in una fase decisamente decrescente e abbia assunto valori che non destano più preoccupazione.
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